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Loney: tra innovazione e tradizione


Il metodo Loney prende il nome dal suo ideatore: Valentin Loney, ed è frutto di una lunga e costante ricerca sull’equilibrio nel corpo umano.

Nato a Constanța, in Romania, nel 1970, Valentin Loney ha seguito un percorso di crescita professionale personale e atipico. Formatosi come ballerino di danza classica, Valentin spazierà anche verso le forme moderne, per poi scegliere la carriera di coreografo.

Così, all’età di 23 anni, forma una piccola compagnia di ballo, con l’intenzione di girare l’Europa ed affermarsi con la sua arte. In questa veste, nel 1993 arriva in Italia, dove inizialmente lavorerà allestendo spettacoli per teatri e locali privati di alcune regioni della penisola. In questa fase, ancora giovanissimo, Valentin porta avanti il suo personale studio sul corpo umano, avvantaggiandosi dell’esperienza e delle competenze apprese con l’applicazione della danza. Quest’ultima gli consentirà di cogliere i più sottili meccanismi che animano il movimento corporeo, potendone cogliere l’importanza della forza muscolare e dell’equilibrio.

Una volta in Italia, nel 1994, si trasferisce stabilmente a Pescara, dove inizia ad integrarsi nel circuito del fitness locale. Un po’ per caso, inizia una collaborazione professionale con le palestre del capoluogo adriatico. L’incontro con il mondo del fitness rappresenta per Valentin un’occasione per mettere in pratica le conoscenze acquisite con l’esplorazione del corpo umano.

All’interno delle palestre, Valentin propone un nuovo approccio alla ginnastica posturale, mediante l’esecuzione di esercizi alternativi e facendo leva su alcuni principi generali che formeranno la base concettuale nello sviluppo della futura metodologia.

Il successo della sua nuova ginnastica posturale gli fornisce l’impulso ad aprire, nel 2003, una propria palestra. È un momento fondamentale della sua crescita professionale perché grazie alla completa autonomia ha modo di spingere, ancora oltre, le sue sperimentazioni sulla postura del corpo umano.

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Ed è in questa fase, di profonda ricerca, che Valentin avverte la necessità di coniugare la tradizionale ginnastica posturale con l’uso di un’attrezzatura specifica, in grado di guidare il paziente alla perfetta esecuzione degli esercizi.

I primi tentativi, durante le sedute di ginnastica posturale, seguitissime dai frequentatori della palestra, sono delle improvvisate invenzioni, frutto di una geniale creatività: semplici sedie modificate dove incastrare il corpo, tavoli capovolti per utilizzare le gambe come guide, legacci e spalliere Svedesi per costringere il corpo a posizioni ben definite, attrezzi di altre discipline utilizzati per favorire i movimenti simmetrici durante le sedute di posturale. Queste sono alcune delle manipolazioni strutturali a cui Valentin sottoponeva gli arredi e gli attrezzi della propria palestra.

Ho definito un nuovo approccio al benessere psico-fisico delle persone, un nuovo modo di supportare l'attività rieducativa di quanti lavorano per il recupero psicomotorio delle persone di tutte le età.

Valentin Loney

Non solo. Perfino gli spazi – muri, pilastri, pavimenti – diventano strumenti e accessori utili all’esecuzione di specifici esercizi. Inconsapevolmente Valentin stava ponendo le fondamenta del futuro metodo.

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Alla base di tutto questo processo, vi è un’intuizione che nasce grazie all’esperienza personale e ad un’attenta conoscenza del proprio corpo, sostenuta da lunghe sedute di meditazione. In un pomeriggio qualsiasi, Valentin avverte che il proprio corpo è soggetto a due forze distinte, che producono uno squilibrio. La sua sensazione manifesta una parte destra del corpo che sente di governare con assoluta consapevolezza, mentre la parte sinistra e come se vivesse di vita propria. Per la prima volta Valentin mette a fuoco una forte sensazione di squilibrio.

La riflessione lo porta a considerare come questo problema, molto comune, sia legato a meccanismi propri della vita quotidiana, condizionamenti culturali a cui tutti siamo soggetti già a partire dall’età scolare, quando l’uso continuativo di un arto rispetto all’altro, porta ad una sorta di atrofizzazione di quello meno utilizzato.

Con il procedere degli anni, questo squilibrio funzionale si trasferisce all’intera struttura corporea, agendo sia a livello cerebrale che muscolo-scheletrico. La colonna vertebrale è la prima che subisce questo squilibrio, fino a perdere la sua forma originaria, che sarà causa, con il trascorrere degli anni, di numerose problematiche e patologie muscolo-scheletriche.

In ultima analisi, Valentin comprende che la sfida consiste nel risvegliare quella parte del corpo rimasta sopita per anni. Per poterlo fare è necessario sottoporla ad esercizi costanti e simmetrici che agiscono sui due emisferi cerebrali, così da recuperare coordinazione, memoria e simmetria, per poter uscire dalla prevalenza di una parte del corpo sull’altra.

Il primo paziente di Valetin, è Valetin stesso. Inizia così ad operare sul proprio corpo, con l’intento di risvegliare la parte portandogli forza ed energia per poter ristabilire l’equilibrio corporeo e, quindi, anche quello fisico.

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La sua ferma volontà lo conduce a sviluppare delle macchine adeguate allo scopo: attrezzature che consentono un lavoro autonomo ma nel più rigoroso rispetto di un principio di perfetta simmetria, senza margine di errore tra la parte sinistra e quella destra, potendo contare su un’attività sia statica che dinamica.

I primi esperimenti, realizzati in modi artigianali, pur nella loro approssimazione mostrano già l’attenzione verso alcuni elementi essenziali che andrà a perfezionare nel corso degli anni successivi, fino a completare lo sviluppo delle attrezzature così come le conosciamo oggi: Rebirth, Deep Power, Erectus e Median.

Per ognuna di questa attrezzature Valentin ha definito una serie di esercizi specifici utili al recupero della simmetria e dell’equilibrio corporeo fisiologico. Nel complesso, l’insieme delle macchine e dei relativi esercizi, costituisce il metodo Loney.